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Tag - cité médiévale

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mercredi 5 octobre 2011

Presentazione di Sermoneta

Sermoneta, posta su una collina della catena dei Monti Lepini, a 257m sul livello del mare, si trova nel cuore dell’Italia Centrale, a 70 Km da Roma e 150 Km da Napoli. Cittadina medievale, circondata da possenti mura e antichi uliveti, ricca di storia, cultura e tradizione, si è vista riconoscere nel 2006 dal Touring Club la Bandiera Arancione per la sua integrità e la continua valorizzazione del suo patrimonio culturale e ambientale. Sermoneta entra timidamente nelle fonti storiche nel 77 - 78 D.C.: la voce che cita Sulmone, ossia l'originario nome di Sermoneta, è quella di Plinio il Vecchio (23-79 D.C.) nella sua monumentale opera Naturalis Historia. Dall'inizio del XIII secolo Sermoneta era feudo della famiglia Annibaldi che lo vendette, nel 1297, ai Caetani nella persona di papa Bonifacio VIII (1294-1303).

Sermoneta (C)JB

L’inizio della signoria Caetani, segna il delinearsi di una storia della città dai contorni ben definiti, poiché il suo cammino cominciò a scorerre parallelo ed a fondersi con quello della nobile casata. Da quel momento, numerosi sono i documenti che testimoniano la storia e la crescita della città, che divenne centro di un feudo ricchissimo. Sermoneta aveva gradualmente acquisito un’importanza rilevante grazie alla sua ubicazione geografica, che la situava in un punto strategico fondamentale per l’accesso a Roma.

Sermoneta (C)JB

Durante i secoli non mancarono momenti di difficoltà, in particolare con l’ascesa al soglio pontificio di Rodrigo Borgia, con il nome di Alessandro VI (1492-1503) ha inizio per i Caetani una breve quanto sofferta estromissione da Sermoneta. Nel 1499 infatti, il già citato papa, colse l'opportunità politica offertagli dalle tensioni nate fra Sermoneta e Sezze, riguardo ai confini di alcuni territori della Pianura Pontina, per scomunicare i Caetani confiscando i loro feudi affidandoli al figlio Cesare Borgia. Con l'insediamento in Sermoneta di Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro VI, furono apportate al castello notevoli modifiche: rafforzamento delle mura, costruzione dell'attuale ingresso, erezione della sala dei ricevimenti, oggi detta "Casa del cardinale", e fu isolato, con due ponti levatoi, il Maschio che intanto era stato adibito a residenza del Borgia. Il dominio del Valentino, ossia Cesare Borgia, così detto perché Duca di Valentinois, ebbe termine; morto papa Alessandro VI. Caetani privandoli così dei loro possessi. Nel 1503, Sermoneta tornò ai Caetani sino al 1870, anno della "Breccia di Porta Pia" che decretò l'annessione dello Stato Pontificio al Regno d'Italia, per cui altre istituzioni sostituirono i discendenti di Bonifacio VIII nell'amministrazione di Sermoneta.

Sermoneta (C)JB

Sagra della Polenta ( Storia) Guglielmo Caetani dopo un lungo esilio, fece ritorno in Sermoneta dopo la morte di Alessandro VI Borgia, avvenuta nel 1503. Guglielo, ritornando al suo paese, portò con sé un sacchetto di strani semi importati dal Nuovo Mondo, e chiamati "mahiz", che seminò nei suoi fertili territori ottenendone abbondanti raccolti. La farina del granoturco fu usata inizialmente per procurare pietanze ai prigionieri del Castello, e in seguito fu usata dai poveri e dai pastori per farvi polenta o la pizza sotto la brace, allora cibo quotidiano. A quei tempi a Sermoneta tra i poveri, specie nei mesi invernali, vi erano anche i pastori, scesi in settembre dai monti dell’alto Lazio o dall’Abbruzzo alla ricerca di pascoli più verdi, e numerosi risiedevano in capanne adiacenti la Palude Pontina. Questi, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici, che ricorre il 17 gennaio di ogni anno, scendevano in paese per far benedire i loro animali. In questa occasione veniva offerta loro, e a tutta la popolazione, un piatto di polenta condita con carne di maiale, cucinata sulla pubblica piazza. Tale usanza, per secoli, è rimasta fino ad oggi in Sermoneta, e dal 1978 viene curata dall’Associzione Festeggiamenti Centro Storico che, il 17 Gennaio di ogni anno, o la domenica successiva, organizza la tradizionale Festa di Sant’Antonio Abate e Sagra della Polenta.

Rievocazione Storica della battaglia di Lepanto. Notizie storiche sulla Battaglia di Lepanto 7.10.1571

Con la scoperta dell'America le grandi rotte commerciali del Mediterraneo perdettero la loro importanza.

La potenza marinara delle Repubbliche Italiane e del mondo occidentale a poco a poco, nel nostro mare, venne soffocata dalla potenza navale Araba che, dopo la caduta di Costantinopoli, si fece sempre più minacciosa, divenendo padrona incontrastata del Mediterraneo e delle sue coste, mentre truppe arabe, attraversando lo stretto di Gibilterra si erano spinte fino alle porte di Parigi, altre attraversando lo stretto dei Dardanelli erano arrivate fin sotto le mura di Vienna. Intanto avevano tolto Cipro ai veneziani e si erano spinte da padrone nelle nostre isole e nel continente arrivando perfino a bruciare la Badia di Montecassino e a dar fuoco alla Basilica di S.Paolo a Roma, nel cuore della cristianità. Il mondo arabo minacciava di soffocare il mondo cristiano, non solo in Oriente, sulle coste del Mediterraneo, ma anche nel continente stringendo sempre più la cristianità in una morsa mortale. Il coraggio, la fede, l'intuito e l'abile capacità politica del Papa Pio V° riuscirono a convincere la maggioranza delle potenze cristiane, divise e gelose l'una dell'altra, a riunirsi in una Lega ed allestire una potente flotta di navi Crociate capaci di affrontare la potentissima flotta araba comandata da Alì Pascià, ormai padrona assoluta ed incontrastata dei nostri mari. Nel 1571, dietro la forte insistenza del Papa, le varie navi cristiane riuscirono a riunirsi a Messina sotto il comando del giovane Principe Don Giovanni d'Austria, e così unite poterono alzare le vele verso la costa Greca per scontrarsi con la potentissima flotta Araba che stava rifugiata al sicuro nel Golfo di Lepanto. A mezzogiorno del 7 Ottobre 1571 ebbe inizio la più grande battaglia navale fino ad allora mai combattuta. Sulle acque di Lepanto le numerosissime navi arabe furono travolte dall'impeto delle pur numerose navi cristiane, e sul calar della sera, della stragrande flotta araba non rimaneva che qualche nave fuggiasca. Da quel giorno il potente Impero Ottomano non rialzò mai più la testa; il mondo cristiano era stato salvato per sempre dalle minacce arabe sia per mare che per terra. A Lepanto, accanto alla nave Ammiraglia, in prima fila vi era anche la nave Pontificia "Grifone" con il Duca di Sermoneta Onorato IV° Caetani e i suoi soldati sermonetani si coprirono di gloria affrontando la nave avversaria del feroce Caracossa; molti cimeli di quella nave furono portati a Sermoneta come trofeo. Durante l'infuriare della battaglia, il Duca fece un voto alla Santa Vergine, che se fosse ritornato vivo e vittorioso in Sermoneta, avrebbe fatto edificare una chiesa nel punto in cui aveva incontrato per la prima volta la sua sposa Agnesina Colonna; infatti nel 1572, con la collaborazione della comunità sermonetana si dette inizio ai lavori per la costruzione della chiesa che fu chiamata "Madonna della Vittoria", oggi purtroppo completamente in rovina.

Sermoneta (C)JB

vendredi 19 août 2011

St Antoine l’Abbaye, Dionay : de l’obscurité à la lumière.

Géologiquement la commune de St Antoine se présente comme une main douloureusement crevassée. Son sol de molasse est une proie facile pour tous les ruisseaux qui, au fil des millénaires, ont creusé sans relâche le sable compressé. Ils ont ainsi dessiné des combes profondes, des ravins proches des mondes d’en bas…

C’est dans ce labyrinthe de falaises étroites que le village de « La motte au bois », premier nom de St Antoine, se cala. Ce bourg, si discrètement érigé, recueillit les reliques de St Antoine l’Egyptien. La garde de ses os sacrés fut confiée aux Bénédictins. Autour de l’an mille, une confrérie laïque s’intitulant « les frères de l’aumône » et vouée à la charité s’établit dans cette même paroisse. Les deux communautés s’affrontèrent pendant 300 ans pour obtenir la suprématie dans la gestion des dons, des legs, des aumônes. Cette rivalité prit fin en 1297 quand le pape de l’époque, Boniface VIII, transforma la confrérie en un ordre religieux : « Les Chanoines Hospitaliers de St Antoine ». Victorieux, ils entreprirent la construction d’une abbaye pour assurer leur prédominance. Par l’architecture gothique de celle-ci, ils relièrent les entrailles de la terre à la luminosité du ciel.

Saint-Antoine-façade-(C)JB

Saint-Antoine-intérieur abbatiale-(C)JB

Ces mêmes chanoines et abbés excellaient dans la fonction d’ambassadeur européen et parsemèrent l’Europe de maisons de l’aumône … n’étaient-ils pas les précurseurs des jumelages ? Puis vinrent les guerres de religions décapitant les hommes et les statues. La façade de l’Abbaye ne fut pas épargnée et subit son lot d’exactions guerrières et d’érosion aérienne…Ainsi le vent et la vanité humaine ont détruit le travail d’orfèvre des compagnons et les blessures des pierres rappellent aux passants que, quoi qu’on puisse construire, qu’on atteigne la perfection esthétique ou la solidité extrême, l’éphémère triomphe toujours.

Cette géologie âpre, pont entre ciel et terre, insuffle aux habitants des lieux un esprit particulier, teinté de rébellion qui en a fait, au fil des siècles des guetteurs de la liberté. Des guerres de religions, en passant par la loi sur la séparation de l’église et de l’état, jusqu’à la résistance pendant la guerre de 1940, le village s’est nourri de polémiques démocratiques et fructueuses. Ce bouillonnement ne s’est pas éteint avec le temps, puisque dans les années 1990, les villageois ont manifesté à Grenoble en costume de manants médiévaux et ont aveuglé l’Abbatiale de draps blancs pour protester contre la fermeture de la pharmacie programmée par les notables. La pharmacie est toujours là.

Aujourd’hui, St Antoine l’Abbaye, grâce à ses commerces locaux, ses exploitations agricoles, ses nombreuses associations et son usine de moulage plastique n’est ni un village musée, ni un village dortoir. Ce fourmillement d’activités donne une âme à ses ruelles moyenâgeuses. Mais la nervosité qui bouillonne dans le creuset de molasse antonin pourrait éclater d’une mauvaise façon, si Dionay ne lui apportait pas le calme maternel de son épaule vallonnée. Dionay, de Dionysos le dieu du vin, se couvrait d’un manteau de vignes avant le passage du phylloxera… Les pacages et les bois ont remplacé le moutonnement des pieds de vigne. Dans ce cadre champêtre, la chapelle St Jean le Fromental, avec une fresque où trône une vierge enceinte, confirme la fertilité des paysages et la mélancolie sereine de ce bourg si attachant. Voilà, esquissés en quelques lignes buissonnières, les contours de deux villages qui marchent ensemble, parfois en grommelant certes, mais toujours fermement vers un futur où s’entrelaceront nécessairement les différences.

Gilbert Vincent Caboud membre du comité de jumelage Saint Antoine l'Abbaye-Dionay : "Pour une Europe citoyenne"


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