Sermoneta, posta su una collina della catena dei Monti Lepini, a 257m sul
livello del mare, si trova nel cuore dell’Italia Centrale, a 70 Km da Roma e
150 Km da Napoli. Cittadina medievale, circondata da possenti mura e antichi
uliveti, ricca di storia, cultura e tradizione, si è vista riconoscere nel 2006
dal Touring Club la Bandiera Arancione per la sua integrità e la continua
valorizzazione del suo patrimonio culturale e ambientale. Sermoneta entra
timidamente nelle fonti storiche nel 77 - 78 D.C.: la voce che cita Sulmone,
ossia l'originario nome di Sermoneta, è quella di Plinio il Vecchio (23-79
D.C.) nella sua monumentale opera Naturalis Historia. Dall'inizio del XIII
secolo Sermoneta era feudo della famiglia Annibaldi che lo vendette, nel 1297,
ai Caetani nella persona di papa Bonifacio VIII (1294-1303).

L’inizio della signoria Caetani, segna il delinearsi di una storia della
città dai contorni ben definiti, poiché il suo cammino cominciò a scorerre
parallelo ed a fondersi con quello della nobile casata. Da quel momento,
numerosi sono i documenti che testimoniano la storia e la crescita della città,
che divenne centro di un feudo ricchissimo. Sermoneta aveva gradualmente
acquisito un’importanza rilevante grazie alla sua ubicazione geografica, che la
situava in un punto strategico fondamentale per l’accesso a Roma.

Durante i secoli non mancarono momenti di difficoltà, in particolare con
l’ascesa al soglio pontificio di Rodrigo Borgia, con il nome di Alessandro VI
(1492-1503) ha inizio per i Caetani una breve quanto sofferta estromissione da
Sermoneta. Nel 1499 infatti, il già citato papa, colse l'opportunità politica
offertagli dalle tensioni nate fra Sermoneta e Sezze, riguardo ai confini di
alcuni territori della Pianura Pontina, per scomunicare i Caetani confiscando i
loro feudi affidandoli al figlio Cesare Borgia. Con l'insediamento in Sermoneta
di Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro VI, furono apportate al castello
notevoli modifiche: rafforzamento delle mura, costruzione dell'attuale
ingresso, erezione della sala dei ricevimenti, oggi detta "Casa del cardinale",
e fu isolato, con due ponti levatoi, il Maschio che intanto era stato adibito a
residenza del Borgia. Il dominio del Valentino, ossia Cesare Borgia, così detto
perché Duca di Valentinois, ebbe termine; morto papa Alessandro VI. Caetani
privandoli così dei loro possessi. Nel 1503, Sermoneta tornò ai Caetani sino al
1870, anno della "Breccia di Porta Pia" che decretò l'annessione dello Stato
Pontificio al Regno d'Italia, per cui altre istituzioni sostituirono i
discendenti di Bonifacio VIII nell'amministrazione di Sermoneta.

Sagra della Polenta ( Storia) Guglielmo Caetani dopo un lungo esilio, fece
ritorno in Sermoneta dopo la morte di Alessandro VI Borgia, avvenuta nel 1503.
Guglielo, ritornando al suo paese, portò con sé un sacchetto di strani semi
importati dal Nuovo Mondo, e chiamati "mahiz", che seminò nei suoi fertili
territori ottenendone abbondanti raccolti. La farina del granoturco fu usata
inizialmente per procurare pietanze ai prigionieri del Castello, e in seguito
fu usata dai poveri e dai pastori per farvi polenta o la pizza sotto la brace,
allora cibo quotidiano. A quei tempi a Sermoneta tra i poveri, specie nei mesi
invernali, vi erano anche i pastori, scesi in settembre dai monti dell’alto
Lazio o dall’Abbruzzo alla ricerca di pascoli più verdi, e numerosi risiedevano
in capanne adiacenti la Palude Pontina. Questi, in occasione della festa di
Sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici, che ricorre il 17
gennaio di ogni anno, scendevano in paese per far benedire i loro animali. In
questa occasione veniva offerta loro, e a tutta la popolazione, un piatto di
polenta condita con carne di maiale, cucinata sulla pubblica piazza. Tale
usanza, per secoli, è rimasta fino ad oggi in Sermoneta, e dal 1978 viene
curata dall’Associzione Festeggiamenti Centro Storico che, il 17 Gennaio di
ogni anno, o la domenica successiva, organizza la tradizionale Festa di
Sant’Antonio Abate e Sagra della Polenta.
Rievocazione Storica della battaglia di Lepanto. Notizie storiche sulla
Battaglia di Lepanto 7.10.1571
Con la scoperta dell'America le grandi rotte commerciali del Mediterraneo
perdettero la loro importanza.
La potenza marinara delle Repubbliche Italiane e del mondo occidentale a
poco a poco, nel nostro mare, venne soffocata dalla potenza navale Araba che,
dopo la caduta di Costantinopoli, si fece sempre più minacciosa, divenendo
padrona incontrastata del Mediterraneo e delle sue coste, mentre truppe arabe,
attraversando lo stretto di Gibilterra si erano spinte fino alle porte di
Parigi, altre attraversando lo stretto dei Dardanelli erano arrivate fin sotto
le mura di Vienna. Intanto avevano tolto Cipro ai veneziani e si erano spinte
da padrone nelle nostre isole e nel continente arrivando perfino a bruciare la
Badia di Montecassino e a dar fuoco alla Basilica di S.Paolo a Roma, nel cuore
della cristianità. Il mondo arabo minacciava di soffocare il mondo cristiano,
non solo in Oriente, sulle coste del Mediterraneo, ma anche nel continente
stringendo sempre più la cristianità in una morsa mortale. Il coraggio, la
fede, l'intuito e l'abile capacità politica del Papa Pio V° riuscirono a
convincere la maggioranza delle potenze cristiane, divise e gelose l'una
dell'altra, a riunirsi in una Lega ed allestire una potente flotta di navi
Crociate capaci di affrontare la potentissima flotta araba comandata da Alì
Pascià, ormai padrona assoluta ed incontrastata dei nostri mari. Nel 1571,
dietro la forte insistenza del Papa, le varie navi cristiane riuscirono a
riunirsi a Messina sotto il comando del giovane Principe Don Giovanni
d'Austria, e così unite poterono alzare le vele verso la costa Greca per
scontrarsi con la potentissima flotta Araba che stava rifugiata al sicuro nel
Golfo di Lepanto. A mezzogiorno del 7 Ottobre 1571 ebbe inizio la più grande
battaglia navale fino ad allora mai combattuta. Sulle acque di Lepanto le
numerosissime navi arabe furono travolte dall'impeto delle pur numerose navi
cristiane, e sul calar della sera, della stragrande flotta araba non rimaneva
che qualche nave fuggiasca. Da quel giorno il potente Impero Ottomano non
rialzò mai più la testa; il mondo cristiano era stato salvato per sempre dalle
minacce arabe sia per mare che per terra. A Lepanto, accanto alla nave
Ammiraglia, in prima fila vi era anche la nave Pontificia "Grifone" con il Duca
di Sermoneta Onorato IV° Caetani e i suoi soldati sermonetani si coprirono di
gloria affrontando la nave avversaria del feroce Caracossa; molti cimeli di
quella nave furono portati a Sermoneta come trofeo. Durante l'infuriare della
battaglia, il Duca fece un voto alla Santa Vergine, che se fosse ritornato vivo
e vittorioso in Sermoneta, avrebbe fatto edificare una chiesa nel punto in cui
aveva incontrato per la prima volta la sua sposa Agnesina Colonna; infatti nel
1572, con la collaborazione della comunità sermonetana si dette inizio ai
lavori per la costruzione della chiesa che fu chiamata "Madonna della
Vittoria", oggi purtroppo completamente in rovina.

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